Su Generazione Blog, Mello, a proposito del grossolano (in mai opinion) errore di comunicazione del premier italiano (Audio) cita Ilvo Diamanti che su Repubblica dice: "Se il Paese appare impazzito, in frantumi, senza futuro, è perché somiglia troppo alla politica. E, in particolare, al centrosinistra che governa. Anzi: la politica e il centrosinistra ne offrono un'immagine ancor più frammentata e opaca. Come uno specchio in frantumi. Se Prodi vuole curare il Paese, promuoverne la coesione e il senso del futuro deve cominciare dal governo e dalla sua maggioranza".
Ho scritto questo commento che, rileggendolo, mi piaceva e ho deciso di farne un post: Siamo tutti pazzi?
A rileggere le espressioni del premier sembra di risentire quel tono che ha caratterizzato certe sue risposte rimaste celebri: ad esempio il "ma siamo matti?" dalla Cina sul caso Telecom e l'eventualità di un dibattito parlamentare in tema. Lo stile peculiare di Prodi, il suo lessico e anche la sua psicologia, che tende ad affermare come verità indiscutibili alcune sue certezze intellettuali, tanto che poi in lui parla lo stupore, lo sbalordimento di chi non comprende la ragione per cui l'ovvietà delle sue asseverazioni non è stata accolta dall'opinione pubblica.
Nonostante i consigli di amici e consiglieri più o meno professionali, il capo del governo continua a pronunciare frasi come "io ho fatto una Finanziaria che pensa allo sviluppo", "io ho fatto una manovra che pensa a ricostruire il paese". Nell'argomentare le ragioni di fondo della legge di bilancio, aveva espresso le sue convinzioni equitative dicendo: "Io ho il problema di una diseguaglianza troppo forte". Io, io, io. Una sindrome narcisistica, un solipsismo incorreggibile? Forse no, è il lessico di Prodi, il suo modo di illustrare e spiegare: più un vizio sintattico che un peccato di stile o di contenuto.
Se il premier dice che la collettività è impazzita c'è una sola implicazione plausibile: e cioè che esiste una frattura profonda fra l'asserita razionalità delle misure di governo e la conseguente irrazionalità delle aspettative dei cittadini.
Se il premier dichiara in pubblico la pazzia del paese, deve anche aspettarsi di riflesso la reazione insofferente del paese stesso. Perché a forza di non farsi capire, a forza di incomunicabilità, sarà sempre più difficile per il governo imporre la virtù al popolo, e sempre più facile che il popolo manifesti al governo la propria insofferenza. Prodi è una persona che ha molti buoni motivi per essere occupato, preoccupato e incasinato però in quei casi è meglio - per tutte le persone naturalmente, compresi i premier - seguire il saggio consiglio/direttiva che lui stesso ha dato ai ministri dopo la formazione del suo governo: niente dichiarazioni a gogo (o all'impazzata).
Siamo noi impazziti o lo è un governo che ogni giorno annuncia cambiamenti alla legge finanziaria spostando milioni di euro come noccioline? Da quando sono piccolo sento dire che il paese Italia dà il meglio di se stesso messo di fronte alle emergenze.
Si ha però l’impressione che queste emergenze si stiano accumulando e prima o poi verremo tutti travolti da un grosso tsunami.
Il paese si è trovato spaccato in due dopo le elezioni, ma ad opporsi non sono idee e progetti alternativi; sono atteggiamenti, frasi fatte, princìpi prètaportè imposti da chi gestisce il potere per mascherare la propria incapacità di trovare soluzioni concrete. Così il problema di regolamentare un mercato del lavoro sempre più iniquo, che ha prodotto una generazione di precari allo sbando, diventa una battaglia “pro o contro la legge Biagi”.
Gli studi sulla fattibilità delle nuove infrastrutture, come la Tav, vengono sostituiti da una guerra tra favorevoli e contrari alle Grandi Opere. E mentre le famiglie italiane sì producono in acrobazie finanziarie e organizzative degne di un trapezista per far quadrare i conti di casa e crescere i figli, i governanti si perdono in complicate dissertazioni sulla Famiglia Ideale: eterosessuale o omosessuale? conviventi, coniugati o single? Naturalmente di aiuti concreti — finanziamenti, alloggi, asili nido — è difficile vederne.
Per risollevare il Paese in crisi dobbiamo poter smettere di estenuarci sul fronte della guerra per la sopravvivenza e concentrarci sulle riforme necessarie, pragmatiche, strutturali. Il che significa imporre finalmente ai politici da noi votati un nuovo obiettivo: smettere di giocare.
O almeno così pare a me
Post di Mello
Articolo da Repubblica
Parti di questo post tratti da quest'altro articolo di Repubblica